Il servizio sanitario visto dagli utenti? Costoso, poco accessibile e poco adeguato a soddisfare le sempre più complesse esigenze di assistenza dei malati. La fotografia scattata dal 22esimo Rapporto PiT Salute di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato non presenta miglioramenti rispetto agli anni passati.
Al contrario, le 21.416 segnalazioni raccolte in tutta Italia testimoniano il peggioramento di alcune criticità. Ad esempio, le liste d’attesa sono segnalate quest’anno dal 57,4% dei cittadini che hanno partecipato alla rilevazione – un dato in crescita rispetto al 56% dello scorso anno.
Servizio sanitario: costi alti, tempi lunghi
Il primo dei temi segnalati dai cittadini che hanno usufruito del servizio sanitario è quello relativo ai costi.
Pesano i ticket per gli esami diagnostici e per le visite specialistiche, ma anche la spesa per i farmaci. Il dato relativo per le segnalazioni sulla difficoltà di accesso ai medicinali passa dal 23,8% al 31,5% con un preoccupante aumento dovuto fondamentalmente al cambiamento in negativo delle condizioni socioeconomiche di una fetta sempre maggiore della popolazione.
Anche le segnalazioni di costo eccessivo per le prestazioni in intramoenia sono in crescita – dal 14,6% del 2017 al 16,9% del 2018 – a confermare che il ricorso al privato è una prassi sempre più consolidata per rispondere alle richieste inevase nel canale pubblico o per erogare servizi sul territorio e nei luoghi più prossimi ai cittadini.
A monte di tutto, infatti, resta il problema dei tempi d’attesa. Per le liste d’attesa i cittadini segnalano più problemi nell’ottenere visite specialistiche (34,1%), interventi di chirurgia (31,7%) ed esami diagnostici (26,5%). Per le visite specialistiche si registrano attese anche di 9 mesi (visite oculistiche), 8 mesi (visite cardiologiche) e 7,5 mesi (visite neurologiche e odontoiatriche). Le attese medie per gli esami sono più lunghe in caso di mammografia (16 mesi), risonanza magnetica (12 mesi), TAC (11 mesi) ed ecodoppler (10 mesi).
Assistenza: la priorità del futuro?
Altro tema cardine su cui bisognerà lavorare per migliorare il servizio sanitario è l’assistenza territoriale. Questo “capitolo” si compone delle segnalazioni che si riferiscono all’assistenza sanitaria di base (35,2%), all’assistenza domiciliare (16,6%), alla riabilitazione (15,4%), alla salute mentale (11,8%), all’assistenza protesica e integrativa (11%) e a quella residenziale (10%).
In particolare, l’assistenza domiciliare per le persone non autosufficienti diventerà un problema sempre più sentito.
L’incremento dell’aspettativa di vita, e di conseguenza degli anni trascorsi facendo i conti con una o più patologie croniche o con una condizione di non autosufficienza, sta già cambiando l’ordine di priorità dei cittadini.
La mancanza di riabilitazione e assistenza domiciliare adeguate, di RSA o strutture per lungodegenza può cambiare radicalmente la qualità della vita, per le fasce di età più avanzate e per intere famiglie. E se le segnalazioni sui costi sostenuti per ticket, farmaci, visite specialistiche in intramoenia o nel privato si consolidano e crescono, è evidente che ben altro impegno economico è richiesto alle famiglie per garantire la presenza di una o più badanti a domicilio o per sostenere la retta di una RSA o di un lungo ricovero in struttura.
«Importante la scelta dell’abolizione del superticket – commenta Antonio Gaudioso segretario generale di Cittadinanzattiva – così come alcune misure contenute nel Patto per la salute, come i nuovi fondi a disposizione e la possibilità di assumere nuovo personale che possa migliorare gli standard di erogazione e possibilmente contribuire alla riduzione delle liste di attesa. Emerge poi come il vero tallone d’Achille il tema dei servizi territoriali, poiché non esistono modelli organizzativi definiti e standard che si possano far rispettare: su questo occorre intervenire immediatamente».