È atteso per giovedì 1 agosto il via libera definitivo da parte della Conferenza Stato-Regioni alle nuove linee guida elaborate dal tavolo di lavoro istituito presso il Ministero della Salute, con le diverse novità nei Pronto Soccorso che dovrebbero snellire i tempi dell’accesso e ridurre il sovraffollamento.
Al netto delle urgenze, che vengono trattate in tempi rapidissimi, la cronaca riporta spesso, infatti, situazioni limite di pazienti che attendono anche più di otto, nove ore prima di essere visitati, a causa di un esubero di accessi rispetto al personale ed ai posti disponibili, ma anche a causa di un uso non sempre appropriato del Pronto Soccorso, a cui ci si rivolge per patologie che potrebbero essere trattate altrove.
Il risultato è un corto-circuito che provoca l’allungamento dei tempi di attesa e che innesca un vortice di tensione che spesso sfocia poi in aggressioni al personale sanitario.
Vediamo quali sono le principali novità che, dopo l’approvazione in Conferenza Stato-Regioni, dovranno essere tradotte in pratica nell’arco di 18 mesi.
Le novità nei Pronto Soccorso: cosa cambierà
Numeri e colori per definire le priorità
Una delle principali novità sarà l’introduzione di un nuovo sistema di codici per stabilire le priorità. Secondo quanto riportato da Adnkronos Salute, nel modello proposto le Regioni ci saranno cinque livelli di urgenza, contraddistinti da un codice numerico, oltre al colore. Al numero 1 corrisponde il colore rosso, un’emergenza che necessità di accesso immediato; al numero 2 corrisponde il colore arancione, un’urgenza quindi accesso entro 15 minuti; al 3 il colore azzurro, quindi urgenza differibile con accesso entro 60′; al 4 il colore verde, urgenza minore con accesso entro 120′; al 5 corrisponde il bianco, non urgente quindi accesso entro 240′.
In ogni caso, il tempo di permanenza per un paziente destinato al ricovero non deve superare le 8 ore dal momento della presa in carico.
Secondo gli esperti del Ministero, questa nuova codifica, che allinea l’Italia agli standard internazionali, consentirà di focalizzare l’attenzione sulle condizioni cliniche che rientrano nell’ambito dell’urgenza differibile, individuando l’ambito delle patologie da definire come urgenza minore.
Spazi adeguati per un nuovo approccio sanitario e assistenziale
Sarà molto importante l’organizzazione degli spazi perché il nuovo approccio che emerge dalle linee guida è quello di valutare non solo le condizioni clinico assistenziali che portano il paziente al Pronto Soccorso, ma la persona stessa nella sua interezza, considerando quindi la sua ‘umanità‘.
Per questo, nella gestione complessiva del cittadino-utente-paziente, il documento prevede che l’organizzazione degli spazi del pronto soccorso abbiano “un’area dedicata alla presa in carico della persona, in quanto entità sociale con una famiglia e un ambiente di riferimento”.
Arriva l’assistente di sala d’attesa
Le nuove linee guida puntano anche a migliorare la gestione dei conflitti che possono nascere nei pronto soccorso tra operatori e i familiari dei pazienti, grazie alla presenza dell’assistente di sala d’attesa, un referente per la gestione dei conflitti con utenti in attesa, a cui fare fare riferimento per questioni relazionali che non riescono a trovare risposte nella relazione con gli infermieri di triage.
La figura dell’assistente di sala d’attesa potrà essere reperita nell’ambito delle associazioni di volontariato accreditate a livello nazionale o regionale.
Istituzionalizzazione del Bed Manager
Per risolvere il cronico problema dei posti letto il testo prevede di istituzionalizzare la figura del Bed Manager, che si occupa di gestire le disponibilità garantendo un turn over tra ricoveri e dimissioni.
Al momento ogni ospedale ha una propria organizzazione ed in alcune strutture esiste già questa figura. La legge vorrebbe che si mettesse a punto un regolamento vero e proprio.
Più autonomia agli infermieri
Per snellire gli interventi per le urgenze minori e per casi clinici già definiti, sarà adottato l’approccio del “see and treat”.
In pratica si prevede l’intervento di infermieri che, seguendo specifici protocolli e dietro autorizzazione preventiva, possano somministrare farmaci o cure in modo autonomo.
Le novità nei Pronto Soccorso risolveranno le criticità?
Bisogna attendere l’approvazione e, soprattutto, l’adeguamento delle strutture per valutare se le nuove norme sono realmente in grado di rendere più efficienti i Pronto Soccorso.
Tuttavia, c’è già chi ha espresso qualche perplessità. Il coordinatore della Commissione Emergenza dell’ANAAO ASSOMED, Sandro Petrolati, sottolinea, in un’intervista pubblicata da Donna Moderna, che il grande problema è la carenza di specialisti di medicina d’urgenza: ne servirebbero 1700/1800 all’anno, mentre i posti disponibili sono solo 240/250. La conseguenza è che «alcuni ospedali stanno facendo ricorso a cooperative che forniscono i medici su chiamata, come se si trattasse di un servizio di pulizie, di catering o sicurezza».
Quando ai Bed Manager, Petrolati rileva che «il problema è che nessuno può fare miracoli se mancano le strutture: il nostro Sistema Sanitario Nazionale prevede che siano garantiti 3 posti letto ogni mille abitanti, contro i 6 della Francia e i 7 della Germania. Siamo molto al di sotto degli standard, specie in grandi città come Roma, Milano o Torino, dove la carenza è percepita in maniera grave».
Proprio la carenza strutturale di posti letto, potrebbe inficiare la validità del nuovo sistema di definizione di priorità e tempistiche di intervento.