A1 Life https://www.a1life.it Leader dell'intermediazione assicurativa, creditizia e finanziaria. Mon, 18 May 2020 15:16:28 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.1 https://www.a1life.it/wp-content/uploads/2017/08/cropped-a1lifefavicon-32x32.pngA1 Lifehttps://www.a1life.it 32 32 Sostenibilità del sistema previdenziale: cosa accadrà dopo Covid-19?https://www.a1life.it/2020/05/sostenibilita-del-sistema-previdenziale-ripartizione/ https://www.a1life.it/2020/05/sostenibilita-del-sistema-previdenziale-ripartizione/#respond Mon, 18 May 2020 15:12:08 +0000 https://www.a1life.it/?p=11046 Gli effetti dell’emergenza sanitaria sul sistema economico – dalla produttività ai consumi, fino al mercato del lavoro – potrebbero rivelarsi una variabile negativa per la sostenibilità del sistema previdenziale nel medio e lungo periodo.

Come già sottolineato a proposito dell’impatto dell’andamento del PIL sull’importo delle pensioni, la previdenza non è un ambito indipendente, ma è strettamente legata alle condizioni economiche generali del Paese. Le ragioni sono insite nella struttura stessa del sistema previdenziale, che si basa principalmente sul criterio di ripartizione.

Il criterio di ripartizione: un patto intergenerazionale

Come in buona parte degli Stati europei, anche in Italia i contributi che i lavoratori e le aziende versano agli enti di previdenza vengono utilizzati per pagare le pensioni di coloro che hanno lasciato l’attività lavorativa. Questo meccanismo è il nocciolo del criterio di ripartizione, che si basa su un patto intergenerazionale tale per cui ogni generazione sa di dover pagare le pensioni in corso, sapendo che chi succederà coprirà le proprie.

In un sistema così organizzato, il flusso delle entrate deve essere in equilibrio con l’ammontare delle uscite. Questo, tuttavia, vuol dire che se c’è uno sbilanciamento, tale equilibrio va in qualche modo ripristinato e preservato, nel breve, medio o lungo periodo.

Questa necessità è stata il motore delle principali riforme previdenziali degli ultimi anni, in particolare di quella avviata da Dini nel 1995 e conclusa nel 2012 col governo Monti che ha visto il passaggio dal metodo retributivo al metodo contributivo per il calcolo degli importi. A fronte del rischio demografico dato dall’allungamento dell’aspettativa di vita e dal calo della natalità, che avrebbe creato un eccesso di uscite rispetto alle entrate, si è cercato di assicurare la stabilità optando per un metodo di calcolo dei vitalizi, il contributivo, meno generoso del retributivo in vigore.

Tuttavia, ora gli effetti dell’emergenza Covid-19 sull’economia e sull’occupazione potrebbero generare una nuova “onda d’urto”.

Sostenibilità del sistema previdenziale: quale scenario nel medio e lungo periodo?

La minaccia principale alla sostenibilità della previdenza dopo Covid-19 è legata alla bassa crescita economica e all’instabilità del mercato occupazionale determinati dall’emergenza sanitaria.

La Commissione europea prevede per l’economia dell’Eurozona una contrazione record del 7,75% nel corso del 2020.
In Italia il PIL ha  registrato il -4,8% nel primo trimestre, secondo quanto riferito dall’Istituto nazionale di statistica italiano il 30 aprile: le stime parlano però di un calo del 9% a fine anno. Negative anche le previsioni sull’occupazione: la prospettiva, per l’Italia, è di passare dal +0,3% del 2019 al -7,5% del 2020.

Le stime dovranno essere confermate, ma di certo c’è che l’impatto dell’emergenza sanitaria sull’economia sarà molto duro. Questo cambia anche la cornice in cui è inserito il sistema previdenziale: il rallentamento dell’economia e la contrazione dell’occupazione sono destinati ad incidere sul lato delle entrate,  ovvero dei contributi versati.

Non si tratta di un fenomeno passeggero, perché, come abbiamo imparato dalle recenti crisi del 2008 e del 2012, gli effetti sono destinati a trascinarsi per qualche anno. Se nel breve periodo il gap può essere colmato col ricorso alla fiscalità generale – essa stessa, tuttavia, condizionata dalla crescita economica – nel medio e lungo periodo si potrebbe ravvisare la necessità di un intervento strutturale per riportare l’equilibrio.

Questo vuol dire che si potrebbero nuovamente rivedere i criteri di uscita dal mondo del lavoro ed il calcolo della pensione, in modo più o meno penalizzante per gli importi.

Cosa fare per evitare di non arrivare alla soglia della pensione con vitalizi nettamente inferiori al reddito da lavoro? Nell’incertezza degli scenari, diventa sempre più fondamentale iniziare per tempo a gestire i risparmi in ottica previdenziale, in modo da avere le risorse sufficienti a colmare il gap.

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Impatto del PIL sull’importo delle pensioni future: quale effetto se l’economia rallenta?https://www.a1life.it/2020/05/impatto-del-pil-sullimporto-delle-pensioni/ https://www.a1life.it/2020/05/impatto-del-pil-sullimporto-delle-pensioni/#respond Tue, 12 May 2020 12:54:50 +0000 https://www.a1life.it/?p=11027 La crescita o meno della produzione nazionale può essere determinante sul fronte previdenziale, perché l’impatto del PIL sull’importo delle pensioni calcolate col metodo contributivo è tutt’altro che neutro.

L’andamento dell’economia nazionale, dunque, non è solo un tema di interesse pubblico, ma diventa una questione che interessa ogni singolo cittadino per gli effetti che può dispiegare direttamente sul patrimonio personale.

Questo dipende dalla formula con cui si calcola l’importo del vitalizio, in cui ha un ruolo chiave anche il coefficiente di capitalizzazione, ovvero la variazione media quinquennale del PIL nominale, che viene comunicata alla fine di ogni anno dall’Istat.

L’impatto del PIL sull’importo delle pensioni: cosa accade col contributivo

Il PIL ha assunto la sua importanza nel calcolo dell’entità delle pensioni a partire dalla riforma Dini del 1995, quando è stato avviato il processo per passare dal metodo di calcolo retributivo (con cui la pensione è una percentuale del reddito da lavoro degli ultimi anni) al metodo contributivo (con cui il vitalizio è il risultato dei contributi versati nel corso della propria carriera lavorativa).

In particolare, secondo la legge numero 335 del 1995, il montante contributivo – ovvero la somma di tutti i contributi previdenziali versati – deve essere rivalutato annualmente in base all’andamento della crescita nominale del PIL degli ultimi cinque anni. Se il PIL cresce, il tasso di capitalizzazione è positivo ed il montante contributivo aumenta, con un effetto benefico anche per l’importo della pensione. Viceversa, se il PIL decresce, anche il vitalizio ne risente.

Questo meccanismo vale per tutte le pensioni contributive, ovvero quelle erogate a chi ha iniziato a versare contributi dopo l’1 gennaio 1996. Inoltre, influisce anche sulle pensioni calcolate con il metodo misto per chi aveva già iniziato a lavorare prima del 1996, per la quota composta col metodo contributivo.

Quella di di legare PIL e pensioni è stata un scelta determinata dalla necessità di ancorare in qualche modo la spesa previdenziale al reale andamento dell’economia. Una relazione di cui il pensionato può beneficiare se il contesto nazionale lo permette, ma che, in situazioni di crisi, può portare ad una riduzione del vitalizio.

Tasso di capitalizzazione: cosa succede se è negativo?

La fase economica negativa causata dall’emergenza sanitaria da Covid-19 pone il tema dell’impatto del PIL sull’importo delle pensioni future. Le stime di crescita per il 2020, infatti, sono negative in Italia come in tutta Europa e questo probabilmente diventerà un problema quando, il prossimo anno, si dovrà costruire il tasso di capitalizzazione.

Ci sono già dei precedenti: nel 2014, per la prima volta dall’introduzione del nuovo metodo di calcolo delle pensioni, il tasso annuo di capitalizzazione dei contributi pensionistici risultò negativo (-0,001927). In quel caso, fu un decreto governativo a stabilire che non si sarebbe dovuto applicare il tasso reale, ma un coefficiente pari ad 1, evitando così che l’importo della pensione si riducesse.

Cosa accadrà dopo l’emergenza Covid? Il coefficiente sarà nuovamente negativo? E sarà possibile intervenire per bloccare l’effetto sulla pensione? Gli scenari sono tutti da scrivere. Diventa però fondamentale essere consapevoli che l’importo della pensione dipende anche da variabili del tutto estranee alla propria carriera lavorativa, per poter decidere se attrezzarsi per tempo con soluzioni in grado di colmare il gap tra pensione e reddito da lavoro.

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Pensionamento agevolato, Covid-19 accelererà Quota 100?https://www.a1life.it/2020/04/pensionamento-agevolato-covid-19-quota-100/ https://www.a1life.it/2020/04/pensionamento-agevolato-covid-19-quota-100/#respond Tue, 14 Apr 2020 15:47:57 +0000 https://www.a1life.it/?p=10933 Rispetto al primo anno della sperimentazione del pensionamento agevolato con Quota 100, il 2020 si è aperto con una riduzione piuttosto netta delle domande dei potenziali beneficiari.

Nei primi tre mesi dell’anno, infatti, all’Inps sono arrivate poco più di 30.000 nuove richieste da parte di persone con almeno 62 anni di età e 38 di contributi. Nel 2019 la media era stata invece di 20.000 al mese, circa il doppio. Ma il trend deve ora fare i conti con un contesto completamente nuovo, quello della quarantena anti-virus: l’emergenza sanitaria creata dalla diffusione di Covid-19 potrebbe far invertire la rotta.

Pensionamento agevolato e Covid-19: più richieste in arrivo?

Delle 229.000 domande arrivate all’Inps nel 2019, il 70% riguardava persone che lavoravano, il 13% beneficiari Naspi, il 10% silenti, ovvero persone con i requisiti che hanno deciso di continuare a lavorare sapendo che il diritto ad accedere a Quota 100 può essere esercitato anche dopo il 2021. Inoltre, il 4% risultava contribuente volontario ed il 3% in mobilità. Sono state accolte 181.881 domande tra quelle presentate – dato aggiornato a marzo 2020 – con anticipi in media di 24 mesi rispetto al pensionamento standard.

Partendo da questo quadro, da cui emerge che almeno il 20% dei richiedenti era in una situazione di carenza di lavoro, si può ipotizzare che l’emergenza Covid-19 potrebbe portare ad un incremento delle domande.

Alla ripresa delle attività, infatti, molti lavoratori potrebbero dover fare i conti con aziende in crisi, piani di ristrutturazione o addirittura chiusura delle realtà produttive e commerciali. Questo potrebbe spingere chi può – compresi i silenti che hanno già presentato domanda – ad optare per il pensionamento anticipato con Quota 100.

Pensione con Quota 100: quanto si perde?

Tra chi non ha presentato domanda o ha scelto di non beneficiare dell’agevolazione pur in possesso dei requisiti ha prevalso fino ad ora la necessità di non perdere parte del vitalizio. Anche se non ci sono penalizzazioni per chi sceglie Quota 100, infatti, il pensionamento anticipato riduce di fatto il numero di anni di contribuzione, e, di conseguenza, il montante contributivo su cui viene calcolata la pensione.

La stima è che per ogni anno di anticipo si perda circa il 3,5-4% del vitalizio che si sarebbe maturato rispettando le condizioni standard per pensioni di vecchiaia o anticipata. Questo onere spiega perché molti molti preferiscano non anticipare l’uscita dal mondo del lavoro. Se la perdita del lavoro a causa di Covid-19 dovesse costringere a questa scelta, molti si troverebbero dunque a dover accettare una diminuzione in termini reali dell’assegno pensionistico.

Sarebbe sostenibile un aumento di domande per il pensionamento agevolato?

Secondo i calcoli effettuati dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio, la spesa per Quota 100 dovrebbe ammontare a 2.6 miliardi nel 2019, 5.9 nel 2020 e 7.0 nel 2021, per un totale di 15.5 miliardi.

Ai costi per Quota 100 bisogna però aggiungere anche quelli dell’intero pacchetto di misure pensionistiche agevolate introdotto l’anno scorso. Secondo una stima di Itinerari Previdenziali, con il rinnovo di Opzione donna, l’Ape sociale e il congelamento dei requisiti di anticipo rispetto alla speranza di vita si arriva a circa 27 miliardi.

Oneri elevati a cui vanno aggiunti i costi imprevisti derivanti dall’emergenza Covid-19, quali ammortizzatori sociali, incentivi per le aziende, surplus di costi sanitari. Se dovessero arrivare domande per Quota 100 superiori alle attese, quindi, si potrebbe creare un cortocircuito da cui  sarebbe difficile uscire.

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Perequazione automatica e contributi sospesi: le pensioni ai tempi del Coronavirushttps://www.a1life.it/2020/03/perequazione-automatica-2020/ https://www.a1life.it/2020/03/perequazione-automatica-2020/#respond Tue, 17 Mar 2020 15:58:36 +0000 https://www.a1life.it/?p=10838 Scatta dall’1 aprile la perequazione automatica delle pensioni che comporta l’adeguamento dei vitalizi al costo della vita.

Si tratta dell’applicazione di disposizioni normative che continuano a produrre i loro effetti anche nel corso dell’emergenza sanitaria da coronavirus che ha ribaltato le priorità delle agende politiche nazionali ed internazionali.

Alla gestione ordinaria della previdenza si affiancano poi gli interventi straordinari previsti dal decreto “Cura Italia” che attengono al mondo delle pensioni all’interno dell’emergenza.

Perequazione automatica per le pensioni in essere

Per il 2020, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha previsto un incremento di 0,4% che varrà a partire dall’1 aprile.

I pensionati riceveranno anche gli adeguamenti pensionistici arretrati da gennaio a marzo.

Tuttavia la percentuale non sarà applicata a tutti in maniera uniforme.

Il 100% della rivalutazione viene applicato agli assegni fino a 1539,03 euro, mentre man mano che l’importo aumenta, si riduce l’incremento. La maggiorazione sarà di:

  • 0,39% per gli assegni da 1.539,04 a 2.052,04;
  • 0,31% per quelli da 2.052,05 a 2.565,06;
  • 0,21% per quelli da 2.565,06 a 3.078,06;
  • 0,19% per gli assegni da 3.078,07 a 4.104,08;
  • 0,18% per gli importi da 4.104,09 a 4.617,09;
  • 0,16% da 4.617,10 in poi.

In termini netti, visto che gli aumenti sono comunque tassati, una pensione di 1.200 euro avrà una maggiorazione mensile di circa 4 euro, una di 1.500 intorno ai 5.

Pensioni e coronavirus: cosa prevede il decreto legge Cura Italia

Il decreto legge “Cura Italia”, varato per contrastare gli effetti economici determinati dall’emergenza epidemiologica, interviene su diversi fronti per ristorare famiglie ed imprese dal blocco forzato delle attività.

Per quanto riguarda il fronte previdenziale, il decreto legge non interviene sulle pensioni già in essere, ma alleggerisce gli oneri contributivi.

La disposizione normativa prevede infatti la sospensione dei versamenti di ritenute e contributi previdenziali ed assistenziali per i settori più colpiti, senza limiti di reddito. Gli ambiti interessati sono: turistico-alberghiero, termale, trasporti passeggeri, ristorazione e bar, cultura, sport, istruzione, parchi divertimento, eventi (fiere/convegni), sale giochi e centri scommesse.

La sospensione riguarda la mensilità di marzo: tutti gli adempimenti potranno essere assolti senza sanzioni ed interessi entro il 31 maggio.

Per gli operatori economici non interessati dal provvedimento, il versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali è comunque posticipato dal 16 al 20 marzo.

Non ci sono, per ora, novità sul fronte della riforma previdenziale, che era una delle priorità nazionali prima dell’esplodere dell’emergenza epidemiologica.

Allo studio c’era la possibilità di rivedere l’età pensionabile dopo la scadenza di quota 100 che, nelle intenzioni del governo, non sarà rinnovata dopo la scadenza del 2021.

Bisognerà aspettare per sapere se ci sono aggiornamenti, ma è probabile che la vicenda sanitaria rallenti l’iter, che prevede riunioni e confronti serrati, allungando i tempi di una riforma che, già di per sé, è piuttosto complessa.

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Conguaglio Irpef, perché a marzo cambia l’importo della pensionehttps://www.a1life.it/2020/03/conguaglio-irpef-pensione-marzo-2020/ https://www.a1life.it/2020/03/conguaglio-irpef-pensione-marzo-2020/#respond Tue, 03 Mar 2020 14:45:40 +0000 https://www.a1life.it/?p=10788 Il conguaglio Irpef cambia l’importo delle pensioni accreditate su conto corrente o ritirate all’ufficio postale da migliaia di pensionati.

I vitalizi di marzo possono infatti essere gravati dalle trattenute legate al ricalcolo dell’Irpef versato nel 2019 o al recupero di indebiti sulle prestazioni collegate al reddito.

Il ricalcolo può portare anche dei rimborsi, per cui qualcuno potrà ricevere qualcosa in più in pensione.

Per tutti, però, l’Inps applica anche riduzioni per il pagamento delle addizionali regionali e comunali, i cui importi variano a seconda della residenza, in quanto dipendono dalle scelte dei singoli enti.

Conguaglio Irpef, cosa cambia per le pensioni

A seguito del ricalcolo dell’Irpef 2019, molti pensionati sono chiamati a colmare eventuali buchi contributivi dello scorso anno attraverso le pensioni.

In particolare, la decurtazione dipende da:

  • ricalcolo Irpef 2019: va restituito quanto non pagato lo scorso anno;
  • trattenute fiscali per i pensionati titolari di prestazioni a sostegno del reddito come assegno sociale o integrazione al minimo che hanno ricevuto più del dovuto.La trattenuta tiene conto della dichiarazione dei redditi incrociando i dati dell’Agenzia delle Entrate o verificando quanto dichiarato nel modello RED.

Perché gli importi sono trattenuti dalla pensione? Questo accade perché l’Inps opera come sostituto d’imposta, effettuando i relativi conguagli per il recupero sul rateo del mese di marzo fino a capienza.Se l’importo della pensione non fosse sufficiente a coprire il dovuto, ci saranno trattenute anche sulle pensioni successive a quelle di marzo.

La rateizzazione delle trattenute vale di diritto per i pensionati che percepiscono un importo annuo lordo totale fino a 18 mila euro e che con il ricalcolo dell’Irpef si ritrovano con un conguaglio a debito superiore a 100 euro. In questi casi, le trattenute saranno spalmate fino a novembre 2020.

Sono comunque escluse le pensioni di invalidità civile, pensioni ed assegni sociali e tutte quelle prestazioni non soggette a tassazione per particolari motivazioni, come i trattamenti erogati alle vittime del terrorismo.

Non solo tagli: qualcuno, infatti, potrebbe al contrario avere una pensione un po’ più alta per effetto dei rimborsi  Irpef.

Se nel corso del 2019 ha pagato più del dovuto, il credito viene rimborsato insieme alla pensione di marzo.

Oltre al conguaglio Irpef, sulle pensioni di marzo gravano anche le trattenute fiscali dovute a Regione e Comune di residenza.
Sempre l’Inps, infatti, è deputato a trattenere le addizionali regionali e comunali relative al 2019.  Inoltre, l’istituto di previdenza specifica che con le pensioni in pagamento a marzo scatta anche l’addizionale comunale in acconto per il 2020 che proseguirà fino a novembre 2020.

Questi tagli arrivano in uno scenario in cui già molti pensionati hanno lamentato di aver percepito a gennaio e febbraio una pensione più bassa.
In effetti, sono stati ravvisati degli errori nel  calcolo dei vitalizi, legati alla disapplicazione degli aumenti da rivalutazione delle pensioni del Decreto n. 65/2015 contenente il vecchio bonus Poletti.

Laddove viene accertato l’errore, è possibile ottenere il rimborso.
Resta il fatto che anche le pensioni sono gravate da una certa dose di incertezza, perché gli importi sono soggetti a ricalcoli, sospensione delle rivalutazioni, trattenute.

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Quota 101, la nuova ipotesi per l’anticipo della pensionehttps://www.a1life.it/2020/02/quota-101-la-nuova-ipotesi-per-lanticipo-della-pensione/ https://www.a1life.it/2020/02/quota-101-la-nuova-ipotesi-per-lanticipo-della-pensione/#respond Mon, 24 Feb 2020 14:59:10 +0000 https://www.a1life.it/?p=10779 Quota 101 sarà la soluzione per evitare lo scalone dopo la fine di quota 100?

Siamo ancora nel campo delle ipotesi, ma la proposta è arrivata da una fonte autorevole, il ministro della Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone, che in un’intervista a Rai Radio Uno ha detto: «Per noi Quota 100 resta, è importante e ci teniamo a mantenerla in piedi. Si potrà eventualmente valutare se portarla a Quota 101, ma sono valutazioni preliminari. Il trenino di prova di Quota 100 rimane dov’è».

Cosa significa questa apertura?

Quota 101 al posto di quota 100: cosa cambierebbe

Il tema dell’età pensionabile è al centro del confronto tra governo e sindacati.

Il 31 dicembre 2021 infatti scadrà quota 100, canale di accesso anticipato che consente di andare in pensione a 62 anni d’età e 38 di contributi.

Il governo ha già più volte chiarito che non intende prorogare questo sistema oltre la scadenza, ma dall’altro lato si vuole evitare lo scalone.

Il rischio, infatti, è che senza misure di flessibilità, dall’1 gennaio 2022 si potrà andare a riposo solo con 67 anni di età per la pensione di vecchiaia, o 41 anni e 10 mesi di contributi indipendentemente dall’età per la pensione anticipata.

L’ipotesi di quota 101 si inserisce in questo scenario come forma per attutire l’effetto della scadenza di quota 100.

Non sono stati ancora resi noti i dettagli di questa proposta, che tuttavia dovrebbe innalzare di un anno l’età richiesta, portando i requisiti a 63 più 38 di contributi.

L’alternativa: quota 102 con pensione contributiva

Al vaglio anche l’ipotesi di quota 102, che prevederebbe 64 anni di età e 38 di contributi.

Per ridurre i costi collettivi dell’anticipo, si valuta la possibilità di ricalcolare tutto l’assegno con il metodo contributivo, che dal 1996 è in vigore per tutti i lavoratori ma solo per la parte di pensione maturata da quell’anno.

Si tratterebbe di un ricalcolo poco favorevole ai beneficiari dell’anticipo: si stima infatti una perdita fino al 30% dell’importo.

Non a caso i sindacati sono contrari a quota 102 e propongono di fissare un’età flessibile a scelta del lavoratore a partire da 62 anni d’età e 20 di contributi oppure 41 anni di versamenti indipendentemente dall’età.

L’ipotesi di quota 101 potrebbe essere uno strumento di mediazione tra le due posizioni.

Per finanziare la flessibilità, si potrebbe utilizzare il tesoretto lasciato da quota 100, stimato in 6 miliardi, visto che solo la metà dei lavoratori previsti hanno chiesto di accedere fino ad ora a questo canale di pensionamento.

Tuttavia, riforme troppo generose verrebbero bocciate dalla Commissione Europea perché avrebbero effetti nel medio e lungo termine sulla spesa pubblica.

Quali saranno le alternative per evitare il drastico cambiamento, lo si vedrà nei prossimi mesi. Quel che è certo è che si andrà, più o meno progressivamente, verso una riduzione della flessibilità in uscita.

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Sospensione della busta arancione, come fare la simulazione del calcolo?https://www.a1life.it/2020/02/sospensione-della-busta-arancione-simulazione-calcolo/ https://www.a1life.it/2020/02/sospensione-della-busta-arancione-simulazione-calcolo/#respond Tue, 18 Feb 2020 15:18:14 +0000 https://www.a1life.it/?p=10770 Con la sospensione della busta arancione, l’informazione previdenziale è tornato ad essere un tema che resta un po’ in sordina.

Con l’espressione busta arancione si intende il prospetto che dovrebbe essere recapitato con una certa regolarità ai pensionati contributivi, per tenerli aggiornati sull’importo futuro della pensione.

L’esigenza era nata nel 1995, all’indomani della riforma Dini che aveva avviato il processo per cambiare il metodo di calcolo previdenziale da retributivo, più generoso, a contributivo, basato solo sui contributi versati dai lavoratori.

Questo “switch“, necessario per contenere la spesa pubblica per le pensioni, ha introdotto un forte grado di incertezza sugli importi dei vitalizi, sia perché sono condizionati dalla carriera lavorativa, sia perché dipendono dall’andamento dell’economia nazionale.

Dall’invio alla sospensione della busta arancione

Nonostante fosse stata prevista già nel 1995, sulla scia di quanto accade nei paesi del Nord Europa, gli invii della busta arancione sono stati avviati solo nel 2016 ed avevano coinvolto inizialmente 150.000 contribuenti.

In parallelo il sito dell’Inps è stato arricchito con una sezione per la simulazione del calcolo della pensione, per gli utenti dotati di Pin.

Come riporta il portale Lavoce.info, stando ai dati dell’istituto di previdenza aggiornati a settembre 2018, in Italia tra i 20 milioni di lavoratori dotati di pin, 2 milioni hanno usato il simulatore del calcolo della pensione.

Tra i 6 milioni senza Pin, solo 1,5 ha ricevuto la busta arancione.

Ci sono quindi almeno 18 milioni di italiani non coinvolti nella simulazione della pensione, come sottolineato anche dalla ricerca di Ania e GFK  “Previdenza: quale futuro?”.

Il dato nuovo del 2019 è la sospensione della busta arancione, rientrato nell’ottica di una razionalizzazione delle spese dell’Inps.

In assenza di dati recenti sull’uso del simulatore, è realistico pensare che la sospensione non abbia migliorato la situazione. L’invio della busta arancione, infatti, era un’occasione per parlare di previdenza e sollecitava il destinatario (ma anche i non destinatari) ad informarsi.

Il rischio è che ora sia peggiorato il vuoto informativo che già di base caratterizza il sistema italiano.

Come calcolare la pensione?

Il calcolatore online dell’Inps consente di fare una stima dell’importo del vitalizio, in base ai contributi versati.

Si tratta – per l’appunto – di stime, perché il sistema di calcolo contributivo è strettamente dipendente dagli alti e bassi del percorso lavorativo.

Carriere brillanti, per tanto, possono portate a pensioni generose, mentre periodi frequenti di disoccupazione o caratterizzati da redditi bassi portano a pensioni molto contenute.

Interpretare i risultati della simulazione, dunque, può non essere semplice e richiede delle conoscenze ampie per evitare di sottostimare o sovrastimare gli importi.

In questo scenario, può essere utile la consulenza di un professionista, per avere una visione chiara e consapevole del futuro e decidere in autonomia eventuali soluzioni per integrare la pensione.

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Riscatto della laurea agevolato: quale effetto sulla pensione?https://www.a1life.it/2020/02/riscatto-della-laurea-agevolato/ https://www.a1life.it/2020/02/riscatto-della-laurea-agevolato/#respond Tue, 11 Feb 2020 16:26:28 +0000 https://www.a1life.it/?p=10762 Quindici anni di contributi minimi, 5.260 euro per ogni anno di università e dottorato, pagamento in 120 rate: sono le regole del riscatto della laurea agevolato.

Pensate per ridurre gli oneri per il riscatto della laurea, erano state introdotte nel 2019 con il decreto legge su Quota 100 e Reddito di cittadinanza.

Inizialmente erano state rivolte a chi aveva iniziato a lavorare dopo l’1 gennaio 1996. Tuttavia, sono ora state estese anche ai lavoratori pre-1995 in base all’interpretazione più estensiva contenuta nella circolare dell’Inps del 22 gennaio.

L’ampliamento della platea consentirà agli interessati di ottenere quattro o più anni di contributi ad un costo decisamente più inferiore rispetto a quello previsto dalle precedenti regole.

Tuttavia, il beneficio potrebbe impattare notevolmente sull’importo delle pensioni.

Riscatto della laurea agevolato: le nuove regole

Le regole sul riscatto della laurea erano state riviste perché la possibilità di versare contributi per coprire gli anni di studio è molto costosa.

Senza agevolazioni, infatti, si parla di decine di migliaia di euro, che servono ad integrare il montante contributivo ed a velocizzare il raggiungimento dei requisiti per la pensione.

Per agevolare i più giovani, che già subiscono un sistema di calcolo penalizzante (contributivo) rispetto a quello di chi ha iniziato a lavorare prima del 1995 (retributivo più contributivo), è stato quindi introdotto lo sconto.

Per riscattare ogni anno di laurea, la formula “light” prevede un costo di 5260 euro, per le richieste presentate nel 2020. Questa opzione, secondo il decreto del 2019, era accessibile solo se il periodo di studi si collocava in periodi da valutare con il sistema contributivo, cioè dal 1° gennaio 1996.

Da gennaio, però, l’Inps ha riconosciuto che si tratta di una condizione non rigida e superabile.

Di fatto, possono accedere a questa formula anche coloro che hanno meno di 18 anni di contributi maturato entro l’1 gennaio 1996.

L’effetto sulla pensione del riscatto light

Per beneficiare del riscatto agevolato della pensione, tuttavia, occorre optare per il calcolo della pensione con il sistema interamente contributivo e, dunque, rinunciare al sistema misto contributivo-retributivo che porta vitalizi più generosi.

Questa condizione impatta sull’appetibilità del riscatto light. Conviene, infatti, a chi ha pochi anni di contributi calcolati con il metodo retributivo (ante 1995).

Può essere conveniente anche a chi intende aderire a opzione donna, forma di pensione anticipata per le lavoratrici che, già di per sé, prevede il ricalcolo della pensione interamente col contributivo.

Come spesso accade quando si parla di previdenza, si tratta di scegliere tra anticipare la pensione e accettare una riduzione del vitalizio.

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Pensione contributiva di garanzia, i sindacati: “Almeno 780 euro al mese”https://www.a1life.it/2020/02/pensione-contributiva-di-garanzia/ https://www.a1life.it/2020/02/pensione-contributiva-di-garanzia/#respond Tue, 04 Feb 2020 14:57:31 +0000 https://www.a1life.it/?p=10755 Una pensione contributiva di garanzia per i nati dopo il 1970 che rischiano di avere vitalizi sotto la soglia di povertà.

Al termine dell’incontro di lunedì con i sindacati, il ministro Nunzia Catalfo ha annunciato di voler realizzare una pensione contributiva di garanzia per i lavoratori precari, con carriere discontinue e con retribuzioni basse.

Resterà solo un desiderio? O è davvero la volta buona? E come si concretizzerà quest’impegno?

Censis: sei milioni di giovani a rischio povertà

Il cantiere della riforma previdenziale, che dovrebbe portare ad una revisione della legge Fornero delle pensioni, è partito dai giovani.

Un dato significativo, visto che sono proprio le nuove generazioni quelle che sconteranno gli effetti dell’innalzamento dell’età pensionabile e del passaggio dal metodo di calcolo retributivo a quello contributivo.

Secondo il Censis, se nulla cambierà, entro il 2050 ci saranno 6 milioni di giovani italiani con pensioni sotto la soglia di povertà.

Il problema nasce dall’intreccio tra metodo di calcolo contributivo e precarietà del mercato del lavoro.

Il contributivo, come è noto, è il metodo di calcolo in base al quale la pensione è frutto dei soli contributi versati durante la carriera lavorativa, rivalutati periodicamente in base alla crescita economica.

Questo metodo premia chi ha carriere costantemente brillanti, ma la realtà del mercato del lavoro italiano è caratterizzato per lo più da carriere discontinue, stipendi bassi, periodi di disoccupazione o cassa integrazione.

Poiché tutto fa media, i vuoti contributivi incidono pesantemente sulla costruzione del montante (la somma di tutti i contributi).

L’effetto è di avere pensioni molto più basse rispetto al reddito da lavoro e decisamente inferiori rispetto a quelle delle generazioni che hanno beneficiato del calcolo retributivo.

Cos’è la pensione contributiva di garanzia

Per scongiurare il rischio povertà per milioni di giovani lavoratori, i sindacati hanno presentato al Ministero una proposta unitaria per realizzare una pensione contributiva di garanzia per chi è entrato nel mondo del lavoro dopo l’1 gennaio 1996.

Per questi lavoratori, infatti, la pensione sarà calcolata interamente col sistema contributivo, mentre chi ha iniziato a lavorare prima di quella data può beneficiare del calcolo misto contributivo-retributivo, più generoso.

La proposta sindacale prevede che si stabilisca un tetto di 780 euro mensile. Se una pensione risultasse inferiore a questa cifra, lo Stato, tramite l’Inps, dovrebbe prevedere un’integrazione per colmare il gap.

Questa pensione potrebbe essere legata agli anni lavorati, valorizzando anche i periodi di discontinuità, la disoccupazione involontaria, la formazione e le fasi di bassa retribuzione.

Cgil e Uil hanno chiesto anche di modificare il meccanismo in base al quale chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996 può andare in pensione solo se il vitalizio supera l’assegno sociale (1,5 volte per la vecchiaia, 2,8 per l’anticipata).

Proprio per effetto delle carriere discontinue, infatti, non tutti potrebbero permetterselo, col rischio di dover lavorare fino a 71 anni, età oltre la quale la pensione è ammessa indipendentemente dall’importo dell’assegno.

Il confronto è appena iniziato: l’esito dipenderà soprattutto dal nodo delle risorse.

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Riforma previdenziale: come cambierà la legge Fornero sulle pensioni?https://www.a1life.it/2020/01/riforma-previdenziale-novita-legge-fornero-delle-pensioni/ https://www.a1life.it/2020/01/riforma-previdenziale-novita-legge-fornero-delle-pensioni/#respond Tue, 28 Jan 2020 11:03:35 +0000 https://www.a1life.it/?p=10743 Con l’incontro tra il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo ed i sindacati di lunedì 27 gennaio, si è aperta una nuova pagina del capitolo di riforma previdenziale.

«Il nostro obiettivo – ha spiegato il ministro Catalfo alla stampa – è garantire una flessibilità maggiore in uscita, ragionare sul lavoro discontinuo, affrontare il tema della pensione di garanzia per i giovani», puntando a realizzare una riforma strutturale con un orizzonte temporale almeno decennale.

Riforma previdenziale: la road map

Il primo incontro è servito soprattutto a definire i tempi. Si punta ad arrivare, entro settembre, ad una proposta che modifichi in modo strutturale la legge Fornero delle pensioni.

Le correzioni dovrebbero essere inserite già nella Nota di aggiornamento che il governo presenterà a settembre. Le risorse saranno poi dettagliate nella prossima Legge di Bilancio

Per centrare l’obiettivo, sono state scandite le tappe ben precise per i prossimi mesi. I lavori seguiranno due percorsi paralleli nella forma, ma intrecciati per i contenuti. Da una parte ci saranno gli incontri tra Governo e sindacati, già calendarizzati.

Il 3 febbraio si parlerà delle pensioni di garanzia per i giovani, il 7 della rivalutazione degli assegni di previdenza, il 10 febbraio si affronterà il capitolo più caldo, quello sulla flessibilità in uscita. In via di definizione la data per parlare dell’autosufficienza, mentre si chiuderà “il round” con l’incontro del 19 febbraio sulla previdenza complementare.

Parallelamente, lavoreranno tre commissioni. Una di esperti valuterà il possibile impatto economico delle misure relative alla flessibilità in uscita.

Le altre due si occuperanno nello specifico della separazione tra previdenza e assistenza all’interno dell’Inps e dei lavori gravosi.

Cosa cambierà con la riforma della legge Fornero delle pensioni

Come emerge dai temi dei confronti tra Governo e sindacati e da quelli su cui lavoreranno le commissioni, la riforma previdenziale toccherà alcune questioni chiave nel dibattito sulle pensioni.

Centrale sarà la questione dei giovani, che, con carriere discontinue e calcolo interamente contributivo rischiano di maturare assegni previdenziali molto bassi, nettamente inferiori al reddito da lavoro ed al reddito da pensione dei loro padri.

Si parla, quindi, di pensione di garanzia, probabilmente una forma di integrazione per raggiungere un tetto minimo del vitalizio.

Un nodo che potrebbe avere un grande impatto, a seconda di come sarà affrontato, è quello della separazione tra assistenza e previdenza. A pesare sul bilancio dell’Inps, infatti, non è tanto il capitolo previdenziale, quanto il costo dell’assistenza.

Da tempo si parla di separare i due capitoli, scorporando dall’Inps le uscite non legate alla previdenza, che vanno altrimenti a pesare sui conti dei pensionati.

Alte le aspettative sulla commissione relativa ai lavori gravosi, che si occuperà di ampliare la categoria, individuando la gravosità delle occupazioni in base all’età, condizioni dei lavoratori ed esposizione ambientale.

A questi lavoratori, proprio per la mansione svolta, è concesso un’uscita anticipata dal mondo del lavoro.

Flessibilità in uscita, la questione dirimente

Il tema chiave, tuttavia, resta quello della flessibilità in uscita.

Dato per assodato che l’esperienza di Quota 100 finirà nel 2021, come previsto, si lavorerà per stabilizzare una formula di flessibilità in uscita.

Non ci sono ancora ipotesi ufficiali. I sindacati sostengono l’uscita a 62 anni di età, contro gli attuali 67, o con 41 di contributi, senza penalizzazioni – come avviene in buona parte dei Paesi europei.

I tecnici puntano su Quota 102, ovvero l’uscita a 64 anni di età (invece dei 62 previsti ora da Quota 100) con 38 anni di contributi.

Si parla anche di consentire l’uscita anticipata purché il beneficiario accetti il calcolo dell’intera pensione con il metodo contributivo, che comporterebbe assegni più bassi rispetto ad un vitalizio calcolato in parte con il metodo retributivo.

Si prospettano, dunque, mesi di discussione accesa,  per mitigare gli effetti della legge Fornero ma anche per scongiurare forme di penalizzazione per chi vuole anticipare l’uscita dal mondo del lavoro.

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