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Risparmiare per la terza età: così cambiano le esigenze degli italiani

La quota di risparmio precauzionale accantonata dalle famiglie italiane durante la pandemia servirà, finita l'emergenza, a rispondere a nuove priorità, come la necessità di risparmiare in ottica previdenziale.

Risparmiare per la terza età è una delle ragioni principali che porta le famiglie in generale ad accantonare risorse da destinare al futuro. È ormai diffusa la consapevolezza, infatti, che l’aumento dell’aspettativa di vita sia accompagnato da un impegno crescente in termini di spese per la salute.
Rispetto al passato, quando la percezione comune era che il welfare state o la rete famigliare potessero soddisfare ogni esigenza, si tratta di un cambio di passo notevole, che impatta sulle dinamiche dei risparmi privati.

Questo aspetto, già colto dagli operatori di settore, emerge chiaramente dall’ultima Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2020 pubblicato dal Centro di ricerca e documentazione “Luigi Einaudi” con Intesa San Paolo che, come ogni anno, ha sintetizzato i trend principali del mondo del risparmio privato.

Risparmiare per la terza età: le nuove priorità degli italiani

Dallo studio emerge che, in linea generale, non si risparmia più solo per l’incertezza o per pagare l’anticipo di una casa nuova, ma anche assicurare i nuovi bisogni della terza età e fornire supporto ai figli.

La preoccupazione per l’aspetto previdenziale cresce con l’età e tocca la massima urgenza (31,3%) nella classe di età immediatamente precedente a quella della pensione. Questo conferma, quindi, che si inizia a pensare all’integrazione del reddito da pensione solo quando si è ormai vicini all’uscita dal mondo del lavoro.

Il risparmio per i figli tocca la massima urgenza tra i 45 e i 54 anni (22,8%), ossia quando i figli presumibilmente stanno trascorrendo l’ultimo
periodo in famiglia prima della vita autonoma. Anche in questo caso, si perde l’opportunità di avviare gli accantonamenti per i figli quando questi sono piccoli, con formule di lungo periodo che incidono poco sul bilancio famigliare.

Il risparmio per acquistare una casa ha il picco nel periodo tra i 25 e i 34 anni di età (38,6%), per scendere successivamente quando è progressivamente soddisfatto il bisogno di una casa di proprietà.

Il risparmio precauzionale segue una distribuzione a doppio picco. Risulta alto all’inizio della vita attiva (18-24 anni), quando le persone sono vulnerabili all’incertezza sul futuro del lavoro (59,7%). Con l’età si riduce, perché nel frattempo si sono formate delle riserve, mentre risale alla conclusione del ciclo vitale, ossia oltre i 65 anni (56,4%), quando l’incertezza riguarda le spese della terza e quarta età, che vanno elevandosi nel tempo. Anche quest’ultima dinamica merita una riflessione: la percezione di non essere vulnerabili sul futuro del lavoro porta ad “abbassare la guardia”, per cui non si risparmia proprio nel periodo della vita in cui ci sarebbero le migliori condizioni per fare una buona programmazione di lungo periodo.

Cresce il risparmio gestito: piace la consulenza qualificata

Per quanto riguarda le decisioni di investimento, la ricerca del Centro Einaudi ha evidenziato la crescita del risparmio gestito, che raggiunge il 17,3% degli intervistati contro il 15,3% del 2019. Nel portafoglio degli italiani, i fondi stanno così progressivamente occupando lo spazio che prima era delle obbligazioni.

Il 4,7% del campione ha comprato fondi per la prima volta nel 2019-20 e il 30% dei già detentori ne ha incrementato il possesso. A  guidare la scelta verso il risparmio gestito ci sono la professionalità dei gestori (29,2%) e la fiducia nei proponenti (23,4%), che riflette un giudizio positivo sul settore della consulenza finanziaria. Piace, inoltre, la possibilità di diversificare il rischio (23,2%), al cui interno si trova pure la possibilità di raggiungere mercati lontani o complicati.

Complessivamente, il grado di soddisfazione verso il risparmio gestito è elevato: il 54,5% di chi investe in fondi vi ha dedicato tra il 10 e il 30% del proprio portafoglio, con un balzo rispetto al 46,2% che dieci anni prendeva questa scelta.

Proprio il risparmio gestito potrebbe essere una delle componenti essenziali per il management dei risparmi accantonati durante la pandemia. L’emergenza sanitaria ha trainato il risparmio precauzionale: nonostante una riduzione del PIL che dovrebbe essere valutata di circa 168 miliardi di euro, le famiglie hanno disponibili sui conti correnti 1.073 miliardi (agosto 2020).

Nel complesso, tra famiglie ed imprese, il risparmio complessivo post-pandemia è cresciuto di 117 miliardi. Tuttavia, secondo l’indagine del Centro Einaudi, si tratta di una fase che non dovrebbe durare a lungo.  Le riserve eccedono il normale tasso di risparmio che, secondo le stime, dovrebbe arrivare al 20% nel 2020, contro l’11,8% pre-pandemia, quota già cresciuta rispetto al 7,3% di quindici anni fa in coerenza con l’aumento delle ragioni razionali per risparmiare.

Si prevede che dopo la pandemia le famiglie vorranno usare la quota “eccedente” delle risorse accantonate sul conto corrente per rispondere a bisogni nuovi, come quello di risparmiare per la terza età. Conoscere le nuove priorità degli italiani è fondamentale per il mondo della consulenza qualificata, che avrà un ruolo fondamentale in questo processo e potrà affermarsi nel suo ruolo sociale nella misura in cui saprà intercettare e dare risposta a tali nuove esigenze.

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